Il raro e bellissimo Gatto Selvatico Sardo, specie protetta

Tratto da CURIOSANDO SARDEGNA, programma scientifico di Gallura Live del 02.02.19 visibile QUI

Premessa: molti hanno Gatti Domestici meravigliosi, capaci di donare tanto amore e tanta dolcezza. Chi non ha un gatto rischia di non capire quanto è capace di offrire, ma chi lo possiede non può che amarne le sfaccettature caratteriali; perchè ogni gatto è una entità a sè che si differenzia da tutti gli altri. Oggi però non parleremo dei gatti domestici (foto) ma dei Gatti Selvatici ed in particolare del Gatto Selvatico Sardo.Ma sapevate che in Sardegna esiste ancora il Gatto Selvatico? Parlare subito del Gatto Selvatico Sardo non permetterebbe di comprenderne al meglio le peculiarità e quanto sia importante preservarne l’esistenza, per questo motivo facciamo una piccola premessa per capire come si arriva a questa razza.

In effetti il gatto selvatico esiste ancora oggi non solo in Sardegna. Seguiamo un ragionamento.
Il gatto selvatico italiano appartiene alla famiglia dei Felis silvestris silvestris ed è protetto dalla legge 157/92 sulla caccia ed è inserito tra le specie di interesse comunitario che richiedono protezione rigorosa dal D.P.R. 357/97. Gli esemplari sono sempre più numerosi e testimoniano lo stato di salute dell’habitat naturale del gatto selvatico.
Il Felis Silvestris
Il nome scientifico della specie “gatto selvatico” èFelis silvestris, e ad essa appartengono numerose sottospecie, che comprendono il gatto selvatico europeo, il gatto selvatico africano e così via. Capire questo ci permette di capire da dove deriva il Gatto Selvatico Sardo.
Le sottospecie riconosciute del gatto selvatico (Felis silvestris) che fanno parte di un gruppo molto omogeneo sia a livello anatomico che genetico sono principalmente cinque:

  1. Felis silvestris bieti è il gatto del deserto della Cina;
  2. Felis silvestris ornata è il gatto selvatico asiatico;
  3. Felis silvestris silvestris è il gatto selvatico europeo;
  4. Felis silvestris cafra è il gatto selvatico sudafricano;
  5. Felis silvestris lybica è il gatto selvatico africano.

Il gatto selvatico africano è più snello di quello europeo, più slanciato e con le zampe più lunghe e snelle.
Il suo nome scientifico come detto è Felis Silvestris Lybica, ed è chiamato anche gatto del deserto. Il suo mantello è più corto rispetto al gatto selvatico europeo, e di una colorazione che va dall’arancione al marrone.
E’ diffuso nelle steppe e savane dell’Africa e del medio oriente, mentre nelle zone più aride vive il suo parente prossimo: il gatto delle sabbie.

Gatto selvatico Sardo – Felis Lybica Sarda
Esiste una specie di questo gatto selvatico che vive solamente in Sardegna, si tratta del gatto selvatico Sardo, o Felis Lybica Sarda.
Le origini sono incerte, potrebbe essere una sottospecie del gatto selvatico africano e sarebbe arrivato in Sardegna sulle navi dei Fenici.
E’ più piccolo del gatto selvatico europeo, misura infatti 50-70 cm e pesa fino a 3 kg. Il suo manto è grigio a striature più scure, con dei ciuffi di pelo più evidenti sulla cima delle orecchie. Caccia all’alba e al crepuscolo, piccoli mammiferi e rettili, mentre per il resto della giornata rimane nascosto.
E’ una specie rara, protetta dalla Legge n. 503 del 1981 Allegato III (che recepisce la Convenzione di Berna), dalla Direttiva dell’Unione Europea n. 43 del 1992 Allegato D e dalla Legge regionale n. 23 del 1998. 

Origine zoogeografica:
Paleartica

Areale di distribuzione:
F.silvestris ha larga distribuzione paleartica. Il taxon lybica è caratteristico della Sardegna e del Nord Africa. La sua presenza in Sardegna è avvenuta in tempi storici attraverso i Fenici, sia trasportato sulle navi a protezione delle scorte alimentari dai ratti sia anche come animale da compagnia.

Identificazione specifica:
E’ molto più robusto e forte rispetto ai gatti domestici (lunghezza testa – corpo 47-70 cm) e ha una caratteristica coda, lunga circa metà del corpo, che termina di netto come se fosse tagliata. La testa è rotondeggiante, il muso corto e poco appuntito; occhi grandi e frontali; orecchie dritte, appuntite, terminanti in un ciuffo auricolare caratteristico della forma sarda. Il colore del mantello somiglia a quello del soriano: grigio cenere o grigio giallastro, ha un’ornamentazione nera, striata sul corpo e ad anelli nella coda e nelle zampe.Le strie longitudinali della testa confluiscono in una lunga stria dorsale che termina nella coda; da questa si dipartono quindi le strie trasversali sui fianchi che si confondono con il resto del mantello nella parte ventrale. Differisce dalla specie nominale per i peli dorsali che sono più lunghi di quelli latero-ventrali, la coda meno folta e la presenza dei un ciuffiauricolari.

Habitat:
E’ una specie molto rara, elusiva e difficilmente osservabile. Frequenta quasi esclusivamente gli ambienti forestali, soprattutto di latifoglie, con fitto sottobosco, leccete e macchie fitte,le zone rocciose montane e i valloni più impervi ed accidentati. E’ molto agile e veloce nell’arrampicarsi sugli alberi; attivo soprattutto all’alba e nelle ore crepuscolari, raramente di notte, trascorre il giorno in tana o nascosto tra la vegetazione; si nutre esclusivamente di vertebrati di piccola e media taglia vivi, preferibilmente di roditori selvatici (topi selvatici, topi quercini e ghiri), piccoli passeriformi, rettili e anfibi. La pernice sarda, la lepre ed il coniglio rientrano nella sua dieta nei siti dove sono abbondanti. Una caratteristica del gatto selvatico è quella di graffiare i tronchi degli alberi e degli arbusti sia per affilarsi le unghie sia come segnale territoriale per i conspecifici.

Riproduzione:
La maturità sessuale viene raggiunta a circa 9 mesi. L’accoppiamento avviene tra febbraio e marzo; la gravidanza dura 8 – 9 settimane e i piccoli, da 2 a 6 nascono nella primavera, tra aprile e giugno. Si rendono indipendenti al terzo mese. Solitamente avviene un solo parto all’anno. E’ una specie solitaria e gli unici momenti di socialità sono l’accoppiamento e le cura parentali.

Status di conservazione:
Specie rara a livello regionale ed europeo, a status indeterminato a livello italiano.

Fattori di minaccia:
L’uomo! La specie è minacciata dal bracconaggio, dalla frammentazione e dall’antropizzazione dei suoi habitat con conseguente possibilità di inquinamento genetico per la presenza di gatti domestici e di gatti inselvatichiti.

Grado di protezione:
Come detto sopra è tutelato dalla Convenzione di Berna (legge 503/1981, allegato III); DIRCEE 43/92 All. D; Legge Regionale 29 luglio 1998, n° 23. ​

Altre specifiche:
Sottospecie appartenente al gruppo Felis silvestris é diffusa in Sardegna, Corsica, Medio Oriente e Africa. La sua dimensione testa-tronco é tra i 50 e 70 cm, con un’altezza al garrese di 30-40 cm. A prima vista può sembrare un grosso gatto domestico ma alcuni tratti morfologici li differenziano. Sulle orecchie, lunghe e dritte, si notano dei piccoli ciuffi auricolari di colore scuro. La coda, molto grossa, è lunga sino a più di un terzo della lunghezza totale del corpo. È di colore grigio con larghi anelli neri e con l’apice, sempre nero, di 5-7 cm. La colorazione del mantello, più folto di quello del gatto domestico, è di un bel grigio fulvo sulle parti superiori e marrone fulvo sul resto del corpo, con delle striature scure verticali che scendono dalla spina dorsale verso il ventre. In generale il suo habitat comprende zone boscose, macchia fitta o aperta e bassa ma anche quelle zone di transizione tra pascoli e coltivi. Di abitudini notturne, nelle zone più tranquille e con scarsa antropizzazione può essere attivo anche durante il giorno. È un abile cacciatore solitario: perlustra il suo territorio alla ricerca delle prede, piccoli roditori, conigli, piccoli di lepre, uccelli sino alle dimensioni di un colombaccio ma anche rettili e grossi insetti. Una volta individuati, si avvicina cauto sino al balzo finale. Durante il periodo invernale per ottimizzare le energie effettua anche la caccia all’agguato appostandosi sui sentieri battuti dalle prede. Nel Bosano il gatto selvatico è presente ma non comune, lo si può incontrare nelle radure delle zone boscose e della macchia alta. Durante la fine dell’inverno, che coincide con il periodo riproduttivo, nelle gole più impervie si può ascoltarne il verso lamentoso, ma l’osservazione vera e propria è sempre difficile e di breve durata.

Redazione

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