SANITA’ GALLURESE, la preoccupazione della CISL Funzione Pubblica

La CISL Funzione Pubblica è fortemente preoccupata ed a fianco dei lavoratori e cittadini galluresi, per la situazione venutasi a creare nella Sanità Gallurese che non sembra attualmente in grado di assicurare, anche in considerazione dell’imminente arrivo della stagione estiva, neanche i livelli minimi essenziali e quindi di garantire la salute dei cittadini galluresi e non.
Negli ultimi anni abbiamo assistito al depotenziamento e ridimensionamento dei tre Presidi Ospedalieri di Tempio Pausania, Olbia e La Maddalena, frutto di una strategia politica priva di programmazione e lungimiranza.
La situazione sanitaria attuale ha evidenziato, come la mancanza di un’azione sinergica fra politica, forze sociali, mondo dell’associazionismo e privato abbia portato al collasso il Sistema Sanitario Regionale con il depotenziamento di servizi nei tre Ospedali.
Non ci si può limitare o soffermare sul tema Sanità solo quando vengono chiusi o si paventa la chiusura di servizi come ormai da troppo tempo sta avvenendo   nei tre nosocomi Galluresi, in particolare in quelli di Tempio Pausania e La Maddalena (si vedano la chiusura dei punti nascita, attività chirurgica, cardiologica, anestesia e rianimazione, camera iperbarica) impensabile ed inaccettabile del mantenimento a mezzo servizio del pronto soccorso dell’ospedale di Tempio se non addirittura la chiusura  in netto contrasto con alcuni principi fondamentali del Servizio Sanitario Nazionale attinenti al tema delle disuguaglianze.
Basti pensare agli articoli 1, 2 e 3 della Legge n. 833/1978, nei quali viene sancito che il SSN nasce con l’obbiettivo di tutelare la salute come diritto fondamentale dell’individuo e della collettività e superare gli squilibri territoriali nelle condizioni socio  sanitarie del Paese.
L’universalismo, dunque, come presupposto per l’uniformità delle condizioni di salute di un territorio.
Le varie riforme succedutesi negli ultimi vent’anni,  finalizzate a migliorare l’efficienza economia attraverso l’aziendalizzazione delle articolazioni territoriali, ASL prima  e  ASSL poi, non  ha tenuto e sta tenendo conto di fatto di un territorio come quello dell’Alta Gallura (circa 40mila cittadini residenti) privo totalmente di infrastrutture tali che consentano ad un cittadino, in caso di necessità e di urgenze, il raggiungimento in tempi brevi presso una struttura  ospedaliera di I° Livello in grado di salvargli la vita,  creando così cittadini di serie A e cittadini di seri B.
Deve far riflettere come in piena pandemia il numero di medici, infermieri, oss e tecnici   sanitari “arruolati” (anche per la reale mancanza e difficolta nel reperire le  suddette figure professionali) sono ancora del tutto insufficienti ad assicurare il buon funzionamento dei servizi (ad esempio l’impossibilità di garantire ai turisti dializzati di giungere nel nostro territorio per carenza di personale) e non adeguati a garantire un recupero psico-fisico dei lavoratori già in organico ormai allo stremo (in vista delle giuste ferie che invece,  in più di un caso, si stanno negando).
Il nostro grazie va a tutti quei lavoratori che da oltre un anno sono stati chiamati  a rischi e carichi di lavoro immani e, a tutt’oggi ancora,  non è stato corrisposto il premio Covid. Si prende, altresì, atto che la recente mobilitazione dei Sindaci e dei Consiglieri Regionali del Territorio ha evitato almeno temporaneamente l’ennesimo scippo alla sanità gallurese, l’auspicio della Cisl Fp è che vengano urgentemente attivati i tavoli di concertazione in vista dei futuri riassetti aziendali, solo così la tutela del diritto alla salute sarà volto al superamento degli squilibri sociali e  territoriali.  

Redazione

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